A Ogni Personalità Corrisponde una Forma del Cervello

A Ogni Personalità Corrisponde una Forma del Cervello

Era la fine dell’Ottocento quando Cesare Lombroso affermava che un assassino, criminale o delinquente lo portava letteralmente scritto in faccia!

Bastava infatti che il malcapitato avesse la fronte sfuggente e bassa, le sopracciglia sporgenti, una testa non perfettamente simmetrica, zigomi e mandibola accentuati, alluce valgo, e per il nostro si trattava di un fuorilegge (o di uno che con tutta probabilità lo sarebbe diventato!).

A dire il vero bastava pure che si fosse più pelosi degli altri!

Dunque, secondo la sua teoria alcune caratteristiche anatomiche del cranio umano possono rivelare la natura criminale dell’uomo.

Fortunatamente di tempo ne è passato, e quello che all’epoca veniva presentata come un sistema scientifico, è stato ampiamente smentito (e smantellato).

Tuttavia, che possa esserci una correlazione tra la forma del cervello (e non del cranio) e la personalità (e non già le “tendenze delinquenziali”) di un individuo è una circostanza oggetto di studio, che tra l’altro pare aver trovato una conferma grazie anche ad uno studio condotto da un team di ricercatori americani, inglesi e italiani, per i quali i tratti di base che caratterizzano la personalità umana si ascrivono a cinque grandi categorie, dette “Big Five”: stabilità emotiva, estroversione, apertura mentale, altruismo e coscenziosità.

Dunque, sarebbe corretto dire che a ogni personalità corrisponde una forma del cervello?

 Nello studio condotto, osservando più di 500 immagini cerebrali di individui tra i 22 e i 36 anni, e concentrandosi sulle variazioni di spessore, area e numero di solchi presenti nella corteccia cerebrale, si è tentato di stabilire in che modo queste differenze si legassero alla personalità dei soggetti.

La conclusione di queste osservazioni porta a ritenere che bassi livelli di stabilità emotiva, che possono essere alla base di disturbi mentali, sono associati a un aumento dello spessore e a una riduzione dell’area e del numero di solchi in alcune regioni della corteccia, in particolare nel lobo frontale; mentre uno spessore minore e un’area più ampia della corteccia prefrontale sarebbero bene auguranti, essendo associati all’apertura mentale.

Questo e altri studi analoghi confermano che i fattori genetici rivestono un ruolo chiave tuttavia da qui ad affermare che a ogni personalità corrisponde una forma del cervello ce n’è ancora di strada.

 Anche perché così si tenderebbe a tralasciare ila funzione svolta dai fattori ambientali: per cui è altrettanto plausibile che siano le esperienze collegate ad una certa personalità a plasmare la struttura della corteccia.

Inoltre è doveroso sottolineare che tutti i volontari che hanno partecipato alla ricerca sono soggetti sani, senza precedenti di disturbi neuropsichiatrici: questo non ne limita assolutamente l’importanza, dal momento che è lecito supporre che il legame osservato tra le differenze nella struttura del cervello e i tratti della personalità potrebbe essere ancora più evidente e significativo nel caso di persone affette da disturbi mentali (o che hanno un’elevata probabilità di svilupparli), anche se questo aspetto è ancora in fase di studio.

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